18 settembre 2018

Quando l'infertilità è di coppia

           DALL’endometriosi alla personalizzazione delle terapie, passando per i trattamenti dell’infertilità maschile, l’impianto dell’embrione e le nuove sfide della clinica nel campo dell’infertilità di coppia. Sono alcuni dei temi affrontati a Padova al convegno “We ART Merck, passato, presente e futuro in fertilità”.

L’INFERTILITA' MASCHILE
Картинки по запросу infertilita di coppia           Oggi la Pma rappresenta per molte coppie infertili una chance per realizzare il sogno della genitorialità. “Ma c’è bisogno - dicono gli esperti - di una stretta collaborazione multidisciplinare tra i vari specialisti per definire la strategia terapeutica più appropriata”. Personalizzare le terapie per dirla con una parola. Ad esempio, nel trattamento dell’infertilità maschile “uno dei problemi è la mancanza di flessibilità del trattamento terapeutico”, spiega Francesco Lombardo, professore associato di Scienze tecniche, mediche e applicate alla Sapienza di Roma.

            In genere, infatti, per i pazienti presi in carico dallo specialista, si ricorre alla somministrazione dell’ormone follicolo stimolante (Fsh), “una terapia – continua Lombardo - che però, in andrologia, è più empirica che razionale. Noi diamo dei farmaci a persone che forse dal punto di vista endocrinologico non ne avrebbero bisogno. Spesso, infatti, la risposta di un paziente alla terapia standard è una scommessa: alcuni pazienti rispondono, altri no”. Un ostacolo dovuto, forse, anche alla “mancanza di disponibilità di indici che ci aiutino a predire la risposta del paziente al trattamento”, ammette il professore.

LA RISPOSTA ALLA TERAPIA
           Ma qualcosa sta cambiando: alcuni studi stanno valutando l’utilità dell’analisi dei polimorfismi del recettore Fsh, il che vorrebbe dire, in futuro, modulare la somministrazione della terapia in base al genotipo: “Lo studio dei polimorfismi del recettore dell’Fsh potrebbero aiutarci a capire se un soggetto risponde o meno a una terapia in maniera adeguata. Un’evidenza - commenta Lombardo - che ci consentirebbe di riuscire a selezionare nel modo migliore i nostri pazienti”.

           Poi c’è il discorso di come misurare il miglioramento della capacità fecondante di un paziente dopo il trattamento: “Ad oggi i parametri seminali classici, che sono numero, motilità e morfologia degli spermatozoi, non ci dicono molto dal punto di vista biologico. Perché passare da 40 a 50 o 60 milioni di spermatozoi in totale è un successo in termini statistici - spiega Lombardo - ma dal punto di vista biologico ci aiuta poco, soprattutto se motilità e morfologia non sono andati di pari passo. Ad oggi l’unica strada che abbiamo, anche se ancora molto imperfetta, è l’indice di frammentazione del Dna spermatico”. Si tratta di un esame che consente di stabilire se il materiale genetico degli spermatozoi ha nella struttura delle rotture che, oltre una certa soglia, potrebbero compromettere la fecondazione e il successivo sviluppo dell’embrione.

IN ANDROLOGIA MANCA LA PREVENZIONE
           Mentre nel campo della ginecologia lo screening è una realtà consolidata, in andrologia siamo un passo indietro: “Manca uno screening di popolazione sulla spermatogenesi che ci consenta, già nei ragazzi, di fare una diagnosi precoce delle patologie”, spiega l’andrologo ed endocrinologo Carlo Foresta dell'università di Padova.

           “Al contrario delle ragazze che già a 18 anni fanno il Pap test e l’ecografia ovarica, per i ragazzi - aggiunge Lombardo - c’è una totale mancanza di prevenzione. Anche per quanto riguarda gli stili di vita, che possono avere un’influenza più o meno importante sulla fertilità. Il consumo di hashish e maryuana agiscono prevalentemente sulla motilità degli spermatozoi, bloccando la catena respiratoria dei mitocondri che sono la fabbrica di energia dello spermatozoo”.

L’ENDOMETRIOSI
           Per quanto riguarda l’infertilità femminile, una malattia comune a molte donne e cronica - spesso dolorosa e invalidante - come l'endometriosi può ostacolare il concepimento. In chi soffre di questo disturbo, l’endometrio - tessuto normalmente all'interno dell'utero - cresce al di fuori. Quando la patologia coinvolge le ovaie, ad esempio, si possono formare delle cisti (endometriomi) che riescono a ridurre la fertilità.

           “Abbiamo diversi strumenti che ci consentono di trattare l’endometriosi, ad esempio la chirurgia, la terapia medica con progestinici e la pillola. Dopo i trattamenti, almeno la metà delle donne - spiega Edgardo Somigliana, responsabile del centro Pma della Fondazione Ca Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano - è in grado di concepire naturalmente”.

           E se anche una paziente con endometriosi, una volta trattata, si trova costretta a ricorrere alla Pma, ha buone chance di riuscire a diventare madre: “Se prendiamo le casistiche dei registri più grandi, per esempio quello americano - spiega Filippo Ubaldi, Responsabile clinico del centro di Medicina della riproduzione Genera di Roma - una fecondazione in vitro per endometriosi offre percentuali di gravidanza sovrapponibili a quelle per fattore tubarico, a quella per fattore maschile non severo, ma per esempio superiore a quella per fattore di infertilità idiopatica. Quindi, sembrerebbe che le donne con endometriosi non hanno una riduzione delle probabilità di gravidanza mediante tecniche di Pma”.

LA CRIOCONSERVAZIONE
           Sebbene l’endometriosi non sia una malattia che dà sterilità - ma riduce la fertilità - sono molte le donne che chiedono di crioconservare i loro ovociti. Mentre questa tecnica è convalidata e consentita per la paziente oncologica che dovrà sottoporsi a chemio e radioterapia, “l’indicazione della crioconservazione per chi ha l’endometriosi è tutta da discutere e da capire: la paziente può farla, ma a proprie spese”, commenta Ubaldi.

           Il punto è stabilire quando fare la preservazione della fertilità e a chi farla: “Farla a una donna di 40 anni non ha nessun senso perché la probabilità di avere un bambino è determinata dalla probabilità di avere un ovocita buono, nel senso che sia cromosomicamente sano. E questo dipende dall’età della donna”, ammette Ubaldi. Quindi le candidate per la preservazione della fertilità sono le donne più giovani, perché anche ottenendo poche uova, hanno maggiori probabilità che possano portare a un bambino: “L’età è un fattore del quale dobbiamo tener conto nell’algoritmo terapeutico”, dice Somigliana, che conclude: “Mantenere l’integrità delle ovaie è importante. Ecco perché bisogna essere molto attenti durante la scelta della strategia terapeutica. Sottoporre una donna a un intervento chirurgico ha senz’altro dei rischi: abbiamo visto pazienti andare in menopausa dopo aver tolto cisti endometriosiche a tutte e due le ovaie. Questo è uno degli aspetti per cui è bene non abusare della chirurgia”.

Fonte http://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2018/09/17/news/quando_l_infertilita_e_di_coppia-206694529/

17 settembre 2018

Fibroma uterino: sintomi e cure

         Il fibroma uterino è un tumore benigno che colpisce il 30-40% delle donne tra i 35 e i 55 anni, equivalente a 24 milioni di donne in Europa e più di 3 milioni in Italia: un numero elevatissimo di cui molte sono assolutamente ignare della causa che impedisce loro di vivere una vita piena e libera da condizionamenti. Stanchezza, dolore, una gravidanza che non arriva, la vita intima di coppia sempre meno soddisfacente sono alcune delle complicazioni che possono essere generate dalla presenza del fibroma uterino.

         Le cause sono tutt’ora oggetto di studio, ma è stato osservato che estrogeni e progesterone ne favoriscono la crescita. La genetica è il primo fattore di rischio, per questo non è possibile fare prevenzione. Non è ancora chiaro se altre variabili come la dieta o l’obesità incidano sul rischio di sviluppare dei fibromi. Per ora solo alcuni studi sostengono di aver colto una correlazione con un’alimentazione ricca di grassi e povera di fibre.

         L’esame di routine per fare una diagnosi di fibromi di dimensioni standard consiste in una visita ginecologica accompagnata a un’ecografia transvaginale o addominale. Quelli più grandi, invece, possono essere individuati dal ginecologo anche con una semplice palpazione dell’utero. In alcuni casi, il ginecologo può sottoporre a esami più specifici per confermare la diagnosi, come l’isteroscopia, la risonanza magnetica e l’isterosonografia.

Sintomi

  • Il sintomo più evidente della presenza di un fibroma uterino è l’alterazione del ciclo mestruale, con flussi abbondanti o perdite tra un ciclo e l’altro (a tal proposito, esiste un’app per capire se il flusso è nella norma e monitorarlo nel tempo).
  • Se il fibroma è molto grande, si può avvertire un senso di compressione.
  • I rapporti sessuali e le mestruazioni possono essere particolarmente dolorosi.
  • Un altro sintomo è l’anemia, causata da sanguinamenti abbondanti, a sua volta associata a perdita della vitalità psicologica, fatica fisica, calo della libido.

Cure
  • Quando sono di piccole dimensioni i fibromi non danno problemi particolari e vanno curati solo in caso di sintomi. La decisione del trattamento, infatti, è legata essenzialmente alla presenza di sintomi e all’eventuale desiderio di gravidanza.
  • L’intervento risolutore è chiaramente l’isterectomia (asportazione dell’utero), extrema ratio a cui ricorrere se le condizioni cliniche sono particolarmente gravi e altre strade non siano percorribili.
  • La miomectomia consiste nell’asportazione dei fibromi: l’intervento viene condotto per via addominale tradizionale o in chirurgia mininvasiva laparoscopica.
  • C’è poi l’embolizzazione dell’arteria uterina, praticata da un radiologo interventista: l’iniezione di particelle embolizzanti nei vasi determina un’ischemia acuta del fibroma e la sua involuzione. Molto rapido e importante è l’effetto sui sanguinamenti; più lento quello sulle dimensioni dei fibromi.
  • Tra le nuove opzioni terapeutiche, c’è la somministrazione dell’Ulipristal Acetato, un farmaco che presenta già una notevole sperimentazione clinica. Agisce a livello centrale bloccando l’ovulazione, mentre a livello periferico blocca i recettori del progesterone. Si è dimostrato in grado di controllare il sanguinamento mestruale abbondante – e quindi di contrastare l’anemia – in oltre il 90% delle donne e di determinare una riduzione, sostenuta fino a 6 mesi dopo l’interruzione del trattamento, del volume dei fibromi e dell’utero, il sollievo dai sintomi dolorosi e un miglioramento significativo della qualità di vita delle pazienti, che si mantiene anche dopo la sospensione della terapia e anche con cicli ripetuti di trattamento.
Fonte https://www.diredonna.it/fibroma-uterino-sintomi-e-cure-3110915.html

14 settembre 2018

Infertilità, in 4 donne su 5 è colpa dell’età: a 40 anni possibilità ridotte al 5%

        Calo di nascite da record: è quanto rileva l’Istat nel suo bilancio demografico 2017. La popolazione residente al 1 gennaio 2018 scende a 60 milioni 494mila, segnando una diminuzione di centomila persone (-1,6 per mille) rispetto all’anno precedente. E’ nuovo minimo storico per le nascite, che hanno toccato il picco del -2% rispetto al 2016 con solo 464mila nuovi nati.

        Sempre più spesso, però l’assenza di gravidanze non è una scelta, ma una conseguenza. “Alla base- spiega Luca Mencaglia, medico specialista in Ginecologia e ostetricia e direttore Unità operativa complessa Centro Pma Usl sud-est Toscana– vi sono soprattutto problemi sociali, come la carriera o il bisogno di indipendenza, o magari economici, e quindi la donna tende a ritardare la data del primo concepimento. Si tratta di un problema gravissimo, perché sappiamo che già a 30 anni il patrimonio follicolare di una donna è ridotto di oltre il 50%; a 35 anni rimane solo il 20%; a 40 si riduce al 5%”.

GLI ULTIMI DATI
        In fatto di infertilità, non esiste un genere più colpito rispetto all’altro. Le cause più frequenti di infertilità sono divise al 50% tra il maschio e la femmina. Per quanto riguarda il primo, nella maggior parte delle volte la scarsa fertilità è una cosa congenita. Si nasce quindi con un’alterazione che porta ad una minor produzione di spermatozoi. Il 10% dell’infertilità maschile sono causate da testicolo ritenuto, vale a dire quando questo non scende dopo la nascita e rimane nell’addome. Poi ci sono una serie di concause, come stress, inquinamento e fumo, che possono essere cause dirette o secondarie.

IL PRIMO CONGRESSO NAZIONALE SULLA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA
        Il 23 e il 24 febbraio, presso la Leopolda a Firenze, si terrà il 1° Congresso nazionale sulla Procreazione medicalmente assistita, organizzato da Luca Mencaglia. Tra i focus in programma, le regole italiane ed europee per la donazione di gameti e la diagnosi genetica preimpianto.

        Pma Italia è la prima organizzazione di centri nazionali pubblici e privati nel campo della procreazione medicalmente assistita, nata con l’obiettivo di contribuire alla lotta contro la sterilità umana, promuovendo studi e ricerche e valorizzando il rapporto con i pazienti: è la Fondazione di Partecipazione Pma Italia, un progetto innovativo volto a trasformare lo scenario della medicina della riproduzione nel nostro Paese a beneficio sia degli operatori che dei pazienti.

        Scopo principale della fondazione è divenire l’interlocutore di riferimento per tutti i Centri di Pma sia per gli aspetti tecnici che per quelli scientifici.

ITALIA PAESE DI VECCHI
        Nelle donne la maggior parte dei problemi è legata all’età. Nell’80% dei casi osservati di infertilità, è l’età a rendere complicata la fertilità. Generalmente dopo i 38 anni il rischio aumenta esponenzialmente. Ultime ricerche hanno stabilito che la data della prima gravidanza si è spostata, dal 1970 ad oggi, dai 22 ai 36 anni. “Questo ha anche conseguenze- aggiunge Mencaglia- sul tasso di rimpiazzo della nostra generazione. Noi per sostituire la nostra generazione ogni donna dovrebbe avere due figli (esattamente 2,1). In questo momento in Italia, invece, siamo a 1,3. Questo significa che nel 2050 avremo l’86% di popolazione oltre 80enne, e quindi non attiva da un punto di vista lavorativo. Con conseguenze pericolose anche sul nostro welfare.

        L’ingresso degli immigrati non cambia molto la situazione: all’inizio vengono con abitudini diverse, con un tasso di gravidanza più alto, ma dopo due anni si adeguano ai nostri tassi perché riscontrano le stesse difficoltà, se non addirittura maggiori”. Una correlazione, quella con l’età, che è molto meno forte, invece, nell’uomo. “Basterebbe pensare al caso di Charlie Chaplin- spiega Mencaglia- sicuramente un 25enne è molto più fertile rispetto a un 60enne, ma non è così ingente come nella donna. Il problema quindi è molto minore nel maschio”.

Fonte http://www.dire.it/09-02-2018/172418-infertilita-in-4-donne-su-5-e-colpa-delleta-a-40-anni-possibilita-ridotte-al-5/

12 settembre 2018

Pesticidi e fertilità femminile: ci sono legami molto forti

          Dei ricercatori di Harvard hanno pubblicato sulla rivista JAMA Internal Medicine i risultati di una loro indagine che mette in relazione infertilità femminile e pesticidi.

          L’indagine è stata effettuata su un campione di 325 donne dai 18 ai 45 anni, che si erano rivolte al Massachusetts General Hospital per ricevere dei trattamenti contro la sterilità con tecnologia riproduttiva assistita. Secondo i risultati della ricerca, le donne che mangiano ogni giorno 2 o più porzioni di frutta e verdura con alti livelli di pesticidi hanno il 18% in meno di probabilità di iniziare una gravidanza e una probabilità maggiore del 26% di avere un aborto spontaneo.

          Gli studiosi si sono rifatti al report dell’US Department of Agriculture’s Pesticide Data Program che misura la presenza di sostanze tossiche negli alimenti in commercio negli Stati Uniti e che ha identificato fra i prodotti ortofrutticoli con una percentuale maggiore di pesticidi fragole, pesche, spinaci e peperoni mentre fra quelli dove il livello di pesticidi è basso si trovano avocado, cipolle, prugne secche, mais e succo d’arancia.

          A questo punto gli scienziati,  attraverso dei questionari hanno rilevato le abitudini alimentari del campione di donne, oltre che altri dati come altezza, peso, salute, integratori assunti e altre informazioni pertinenti, hanno profilato le donne e ne hanno monitorato il consumo di vegetali più o meno contaminati da pesticidi.

          Il risultato è stato eclatante: le donne che mangiavano più di 2 porzioni di prodotti ortofrutticoli con maggiore presenza di pesticidi avevano il 26% di probabilità in più di non portare a termine la gravidanza rispetto a chi ne mangiava meno. I ricercatori hanno dunque concluso che esiste una relazione tra pesticidi, fertilità e aborto spontaneo. Un dato che deve far riflettere, anche alla luce del fatto che uno dei consigli che le donne incinta si sentono dare è quello di consumare più frutta e verdura. Il suggerimento resta valido, ma bisogna prestare attenzione a stare alla larga dai prodotti più contaminati.

Fonte https://dilei.it/salute/pesticidi-e-fertilita-femminile-ci-sono-legami-molto-forti/515258/

11 settembre 2018

Precauzioni post transfer: RAPPORTI SESSUALI Sì O NO?

       Purtroppo, la risposta è no. L’astinenza è una delle precauzioni post transfer che è importante osservare per aumentare le possibilità di successo ed è quindi consigliato evitare qualsiasi tipo di rapporto sessuale almeno fino al test di gravidanza, meglio ancora fino a qualche giorno dopo i risultati.

Картинки по запросу RAPPORTI SESSUALI Sì O NO?        Questo perché la penetrazione può essere dolorosa o poco piacevole – soprattutto per le pazienti che si sono sottoposte a una stimolazione ovarica – e per non creare una sollecitazione dolorosa delle ovaie o la rottura accidentale di qualche follicolo che dopo il pick up presenta contenuto ematico. Soprattutto, però, per assicurare l’impianto e scongiurare il rischio di aborto è importante evitare contrazioni dell’utero, che possono essere causate dalla penetrazione o semplicemente dall’orgasmo. L’ossitocina – anche detta "ormone dell’amore” – aumenta le contrazioni uterine che, al momento giusto, aiutano il parto. Questo ormone, però, è presente nel sangue in grande quantità anche durante l’orgasmo, per questo è importante evitare di stimolarlo nei giorni successivi al transfer.

10 settembre 2018

Celiachia nella donna: infertilità…

“E’ vero che la celiachia non diagnosticata e non adeguatamente curata, in una donna può comportare problemi come infertilità, aborti spontanei ripetuti e menopausa precoce?”

La risposta è: SI.

        Diversi studi scientifici confermano che se la celiachia non viene diagnosticata e curata tempestivamente le donne affette possono andare incontro ad alterazioni della vita riproduttiva con problemi di pubertà ritardata, infertilità, aborto spontaneo, menopausa precoce.

        La celiachia è una malattia caratterizzata da un’intolleranza alla gliadina, una sostanza presente nel glutine e in alcuni  cereali come orzo, segale, frumento, kamut e farro, .

Картинки по запросу Celiachia nella donna        Se una persona è affetta da questa malattia e mangia alimenti che contengono questa sostanza, il suo organismo comincia a produrre degli autoanticorpi che attaccano i tessuti di vari organi come l’intestino, la tiroide, l’ovaio, la pelle, con conseguenti problemi di malassorbimento intestinale, alterazioni tiroidee (ipotiroidismo) e ovariche, problemi dermatologici.

        In particolare nella donna l’azione di questi autoanticorpi a livello ovarico può determinare una diminuzione della cosiddetta riserva ovarica, cioè del numero degli ovociti con riduzione della fertilità e possibile menopausa precoce.

        Come conseguenza del danno a livello intestinale, si osserva una situazione di malassorbimento delle sostanze nutritive come ferro, calcio e vitamine come l’acido folico, la cui carenza, vi ricordo, durante il periodo preconcezionale e durante le prime otto settimane di gravidanza aumenta il rischio di malformazioni del tubo neurale come la spina bifida e l’anencefalia.

        Spesso non è facile diagnosticare la celiachia, in quanto oltre ai sintomi più classici come diarrea e dolori addominali, in alcuni soggetti può essere asintomatica o può presentarsi con dei sintomi atipici come anemia persistente, cefalea, mestruazioni irregolari, aborti spontanei, astenia.

        La malattia si può manifestare fin dall’infanzia determinando, se non diagnosticata, ad esempio problemi nell’accrescimento dovuta al malassorbimento intestinale di sostanze nutritive e pubertà ritardata, ma i sintomi possono spesso comparire molto più tardi, in età adulta.

        La diagnosi tempestiva e precoce della celiachia nella donna è quindi molto importante.

Come si effettua la diagnosi di celiachia?

        Attraverso delle analisi del sangue: anticorpi antitransglutaminasi, antigliandina (AGA) e antiendomisio (EMA), e attraverso una gastroscopia con un prelievo bioptico a livello del duodeno della mucosa intestinale che mostra un’atrofia dei villi.

        Quali sono quindi i sintomi e le situazioni, in una ragazza o in una donna, che dovrebbero farci pensare a una possibile celiachia?

Dovremmo sospettare una possibile celiachia in presenza di:

1)  Sintomi classici della malattia come diarrea, colite (diarrea alternata a fenomeni di stitichezza), gonfiore addominale

2)  Problemi ginecologici come pubertà ritardata se la malattia si manifesta nell’infanzia, cicli mestruali irregolari, aborti spontanei ripetuti, infertilità, fino ad arrivare alla possibilità di una menopausa precoce, se la malattia non viene diagnosticata e curata tempestivamente.

3)  Bisogna sospettarla poi, anche in caso di dismenorrea (mestruazioni dolorose), dispareunia (dolore ai rapporti) e dolore pelvico cronico in quanto sono condizioni che hanno in comune un meccanismo patogenetico: l’iperattività di una cellula di difesa del nostro organismo, il mastocita, che viene attivato dalla gliadina contenuta nel glutine. Eliminando il glutine dalla dieta infatti migliorano anche molte sindromi dolorose ginecologiche

4)  Problemi alla tiroide, come l’ipotiroidismo e la tiroidite

5)  Anemia persistente nonostante l’assenza di altre possibili cause dovuta al malassorbimento intestinale del ferro

6)  Osteopenia, con conseguente maggiore predisposizione all’osteoporosi e alle fratture dovuta al malassorbimento intestinale del calcio

7)  Astenia (cioè debolezza, facile stancabilità), difficoltà nell’accrescimento se la malattia si manifesta nell’infanzia,

8)  Problemi vari legati al malassorbimento di diverse sostanze nutritive come vitamina A,D,E,K,C e del guppo B, zinco, magnesio, selenio, ecc.

9) Problemi a livello cutaneo, come la dermatite erpetiforme

10) Mal di testa (cefalea), in quanto alcuni studi hanno dimostrato che in alcuni casi di cefalea di origine “inspiegabile”questo sintomo può essere la spia di una celiachia

        La diagnosi precoce come vedete è veramente molto importante per la salute riproduttiva e generale della donna, e la cura è semplice: basta eliminare dalla dieta il glutine

        Attenzione quindi a questi sintomi, se li osservate segnalateli al vostro medico e tenete presente la possibilità che potrebbero dipendere da una celiachia non diagnosticata.

Fonte http://www.celiachia.org/celiachia-nella-donna-infertilita/

7 settembre 2018

L’endometriosi: cos’è?

        L’endometriosi è una malattia ginecologica tipica dell’età fertile, ad insorgenza spesso precoce, in adolescenza, con un picco di incidenza tra i 30 ed i 45 anni, il nome deriva dalla parola endometrio, il tessuto che riveste la cavità interna dell’utero. Questo tessuto, sotto l’influenza ormonale, subisce le modificazioni che caratterizzano il periodo ovulare e mestruale, e che terminano con il suo sfaldamento durante la mestruazione. L’endometriosi si caratterizza per la presenza di tessuto simile all’endometrio al di fuori dell’utero, in sedi anomale. L’endometrio viene, in questo caso, definito “ectopico”, ossia fuori posto e a seconda della sua localizzazione si possono distinguere diverse sedi.
        L’endometrio “ectopico” risponde agli stimoli ormonali tipici dell’ovulazione come il normale endometrio: cresce in altezza durante la prima metà del ciclo, si arricchisce di sostanze nutritive durante la seconda, e poi si sfalda negli organi pelvici o in altri organi, causando dolore e infiammazione cronica, con danni funzionali e organici.

        La manifestazione della malattia varia da piccole lesioni a cisti endometriosiche, fibrosi e aderenze di tale gravità da sovvertire l’apparato riproduttivo della donna. L’endometriosi è una malattia cronica molto dolorosa, anche se nel 20-25% circa delle donne può essere asintomatica, i sintomi principali sono: dismenorrea (dolore intenso durante il ciclo mestruale, dolore pelvico cronico, dispareunia profonda (dolore durante i rapporti sessuali), dolore ovulatorio, altri sintomi dolorosi che più raramente si accompagnano all’endometriosi sono dolore al momento dell’evacuazione e/o disuria (emissione di urine con difficoltà e dolore), l’infertilità è l’altro sintomo che assume particolare rilevanza nell’endometriosi.
        L’endometriosi è associata all’infertilità nel 30-40% dei casi, ma la loro correlazione è tuttora controversa.

        L’insieme di questi sintomi, il loro perdurare nel tempo e gli effetti di potenziamento reciproco possono sfociare in un quadro complesso, noto come dolore pelvico cronico; si tratta di un dolore che può giungere a livelli tali da diventare invalidante e compromettere la vita quotidiana.
        All’endometriosi si associano numerosi miti ed equivoci, dovuti in parte ai tabù che accompagnano molti dei suoi sintomi. Proprio a causa di questi miti e tabù, la strada per la diagnosi di endometriosi è lunga e difficile, e possono passare in media anche 9 anni.
        Vari fattori contribuiscono a questo ritardo diagnostico: vi è, innanzitutto, il pregiudizio da parte delle donne stesse che forti dolori mestruali sono normali, che è, quindi, normale soffrire durante il ciclo, a ciò si unisce anche la minimizzazione della verità del dolore da parte dei medici.

La terapia dell’endometriosi può essere medica oppure chirurgica.
        Se si soffre di forti e invalidanti dolori mestruali che impediscono di svolgere le normali attività quotidiane o si ha dolore durante i rapporti sessuali non bisogna vergognarsi di parlarne con il proprio ginecologo, e fare delle eventuali visite specialistiche per capire meglio di cosa si tratta e trovare la soluzione più adatta al proprio caso.

Lo sapevi che…

        Il Parlamento Europeo nel 2004 ha riconosciuto l’endometriosi come uno stato clinico che colpisce 1 donna su 10 nell’Unione Europea ed ha invitato i governi nazionali degli Stati Membri e la Commissione Europea ad informare e sensibilizzare la popolazione sull’endometriosi per ampliare le conoscenze su tale condizione debilitante.

        E’ stato stimato che l’onere annuale per congedi malattia per endometriosi nell’UE viene stimato in 22,5 miliardi di euro e che negli Stati membri la conoscenza di tale malattia, tanto presso i membri della professione medica quanto nel grande pubblico, è bassa.

        In Italia la prima associazione, l’Associazione Italiana Endometriosi (AIE) è stata creata nel 1999, aggiungendosi al circuito internazionale dell’Endometriosis Association, presente in 66 paesi del mondo. L’AIE fondata e gestita solo da donne affette, si occupa di endometriosi nella prospettiva delle donne che ne sono colpite. Alla base del lavoro dell’associazione ci sono gruppi di auto-aiuto diffusi in tutta la nazione, una linea telefonica ed un forum di consulenza specialistica, un notiziario trimestrale e molte altre attività di supporto e informazione.

Fonte https://www.diregiovani.it/2018/09/06/185116-endometriosi-cosa-e.dg/

Lo stress riduce la fertilità nelle donne, non quella dei maschi

         Lo stress riduce la fertilità delle donne. Questo, però, non vale per gli uomini. E' quanto emerge da un nuovo studio dell...